Politica

Sulla riforma sanitaria, il mio è un giudizio positivo.

Intervista ad Aldo Daici, sindaco di Artegna, sulle vicende della riforma sanitaria e dell’Ospedale di Gemona. Oltre a Sindaco, Aldo Daici è esponente del PD ed attualmente Commissario della Comunità montana del Gemonese, Val canale e Canal del Ferro.

castello artegna

Nell’ultimo Consiglio comunale di Gemona è stato approvato all’unanimità un Ordine del Giorno che impegna il Sindaco Urbani ad agire in difesa dell’Ospedale. Aderirà anche Artegna a questa iniziativa politica?

Lo abbiamo appena ricevuto e non abbiamo avuto ancora modo di valutarlo; lo faremo nei prossimi giorni.

Quali opinioni si è fatto della riforma?

Il mio giudizio personale sulla riforma è positivo. In sostanza si afferma il concetto che la sanità è un servizio primario che va realizzato molto più sul territorio (prevenzione, laboratori, cure, riabilitazione post intervento, assistenza, ecc) che negli ospedali, dove si va per le acuzie e per gli interventi specialistici, salvaguardando, nel contempo, la qualità della prestazione, la sicurezza e la garanzia del servizio erogato su tutto il territorio regionale. Si tratta quindi di spostare l’attenzione sul territorio e dotarlo di una rete di strutture in grado di assicurare l’assistenza di base, il più vicino possibile ai cittadini e di ospedali principali attrezzati al meglio, evitando doppioni delle prestazioni tra gli stessi. Mi sembra quindi che la riforma voglia accompagnare la persona nel suo integrale ciclo di cura, dal momento che la stessa si rivolge al servizio fino alla guarigione, a differenza di cosa succede ora dove il paziente deve in gran parte organizzarsi secondo le sue capacità e disponibilità e comunque facendo riferimento a servizi non coordinati tra di loro. Vanno bene i tre ospedali di punta previsti dalla riforma (hub), come pure i cosiddetti spoke (purchè non si sovrappongano), ma, ripetendomi, il nuovo spazio che la legge apre (e che cambia radicalmente il rapporto malato – struttura sanitaria) è la gestione e l’accompagnamento integrato del cittadino, sia nella fase preventiva che in quella della cura e poi, infine, quella riabilitativa.

Allora, se i principi sono buoni, si tratta, prima di prendere in considerazione nello specifico le singole realtà, di capire bene come si intende far funzionare questo nuovo modello di sanità?

Certo, innanzitutto c’è un problema di informazione e di conoscenza più precisa di come sarà il sistema sanitario a regime. In secondo luogo questo passaggio richiede a tutti, ma veramente a tutti, un salto culturale impegnativo e non scontato. Un aspetto chiave della riforma, dove si giocherà gran parte della capacità di funzionare della stessa, è il cambiamento del ruolo dei medici di base, organizzati “a sistema” per costituire centri di assistenza sanitaria primaria.
Tali centri erogheranno, sulle 24 ore per tutti i giorni della settimana, servizi quali: prima assistenza medica (medicina generale, infermieristica, ambulatoriale, domiciliare e specialistiche), continuità dell’assistenza post interventi, servizi di salute mentale, coordinamento con i servizi sociali.
Sono passaggi molto importanti, che andranno via via assorbiti e “tarati” per le esigenze che emergeranno a mano a mano che la riforma sarà attuata.

Tornando all’ospedale di Gemona …

Trovo legittimo che Gemona voglia mantenere il ruolo del proprio ospedale. E’ sempre stato uno dei riferimenti fondamentali della comunità gemonese. Però ritengo anche che sia necessario partire dalla situazione attuale in cui siamo arrivati attraverso diversi passaggi avvenuti negli ultimi anni e che hanno visto già una forte trasformazione dei servizi erogati dall’ospedale. Di fatto gran parte dei servizi ora presenti sono già quelli previsti dalla nuova riforma che li potenzierà (degenza anziani e post cura, riabilitazione, per citare i principali). Già ora gli interventi chirurgici specialistici e programmati non si fanno praticamente più (e per onestà intellettuale bisogna ammettere che oggi ogni cittadino del gemonese per un’operazione complessa va a farsi operare in un ospedale più attrezzato e specializzato). Quindi, a mio avviso, penso che bisogna accettare il principio che nulla è fermo e che di tanto in tanto le riorganizzazione dei servizi , compreso quindi quello sanitario, sono necessarie per adeguare gli stessi alle esigenze delle comunità anch’esse in continua trasformazione.
Sempre parlando della situazione attuale dell’ospedale di Gemona, devo anche ammettere che lo stesso ora svolge una forte attrazione per il territorio, se non altro lo vedo dal notevole numero di auto che giornalmente riempiono l’intero parcheggio, specie nella mattinata, e lo ritengo dovuto principalmente all’attività dei laboratori, degli ambulatori specialistici di base, del pronto intervento. Sono questi, quindi e principalmente, i servizi che servono alle nostre comunità e compresi nella nuova riforma. Si tratta di lavorare su questi servizi, ampliandoli ed integrandoli con i servizi resi dagli ospedali maggiori. Se la riforma funzionerà si dovrebbe arrivare alla constatazione che un intero ciclo di cura per un paziente non potrà essere fornito dal solo grande ospedale, che si occuperà delle acuzie e degli interventi specialistici, ma avrà necessariamente bisogno delle strutture minori più vicino alla residenza delle persone, come quella di Gemona, che avranno quindi un ruolo ben preciso ed una loro specifica “dignità”.

E per quanto riguarda il Pronto soccorso?

Sono d’accordo che debba essere garantito anche a Gemona sulle 24 ore, perlomeno nella fase di sperimentazione che si intende avviare. In tal senso ho sostenuto questa proposta in sede di CAL (Consiglio delle Autonomie Locali), di cui faccio parte, durante l’esame del disegno di legge della riforma. La proposta è stata fatta propria dall’intera assemblea ed anche dall’assessore regionale presente alla discussione, pertanto mi auguro che il Consiglio Regionale, che a breve discuterà il documento per farlo diventare legge regionale, ne tenga conto e che deliberi in conseguenza.

Pubblicità

2 comments

  1. Per correttezza copio qui il documento che ho pubblicato sul gruppo facebook
    “IO VOGLIO L’OSPEDALE A GEMONA! NEW”

    ANALISI E RISPOSTA di Giulio Ragalzi
    Questa sera ho letto l’articolo di Pense & Maravee che riporta un intervista al Sindaco di Artegna ALDO DAICI. Premetto che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare il P.I. DAICI, Sindaco di Artegna e Commissario della Comunità Montana, ma in questa occasione non posso proprio essere in accordo con lui, comprendo la Sua posizione politica e quindi PARZIALMENTE capisco anche il perché di questa analisi.
    Mi permetto di evidenziare alcuni passaggi dell’intervista, perché a mio giudizio varie volte si contraddice; Lei parte con un affermazione che credo condividiamo tutti “che la sanità è un servizio primario che va realizzato molto più sul territorio” ma poco dopo parla di “ di una rete di strutture in grado di assicurare l’assistenza di base”……i medici di base li abbiamo già e li abbiamo nel Comune di residenza !!!!
    Poco dopo trovo tra parentesi “ cambia radicalmente il rapporto malato – struttura sanitaria”……e come cambia …… TOGLIENDO SERVIZI E STRUTTURE ……
    Esprime anche Lei il PROBLEMA di INFORMAZIONE e CONOSCENZA di come sarà il sistema a regime, ma qui dovrebbe essere chiara la riforma che viene presentata ed invece il testo LASCIA IL COMPITO DELLO SVILUPPO AI DIRIGENTI……sa cosa potrebbe succedere e cosa succederà? Che alcune strutture saranno efficienti e affidabili, mentre altre saranno …… diciamo lacunose ????
    Mi perdoni il passaggio che mi ha fatto più sbalordire è:
    In secondo luogo questo passaggio richiede a tutti, ma veramente a tutti, un salto culturale impegnativo e non scontato.
    Un salto culturale impegnativo???? Mi perdoni neanche lo commento….
    Invito tutti a leggere l’articolo e a riflettere sui passaggi che ho evidenziato, ma Sig. Sindaco mi perdoni se le faccio un ultima precisazione… io ho letto la riforma più volte e cercando di guardarla anche con occhi diversi … NON TROVO NULLA di innovativo o una possibile miglioria dei servizi prestati, visto che come dice Lei” che la sanità è un servizio primario che va realizzato molto più sul territorio” e come precisa pure Lei L’OSPEDALE DI GEMONA ha una forte attrazione del territorio (lei guarda le auto, ma l’invito a farsi fornire dal Dott. COLLE i dati di CHI utilizza L’OSPEDALE DI GEMONA) non riesco a comprendere le Sue dichiarazioni ma soprattutto come potrà ancora sostenere che il servizio sarà migliore quando i sui concittadini per una visita al LORO medico di base …… DOVRANNO RAGGIUNGERE il presidio Ospedaliero per la salute (OSPEDALE DI GEMONA) perché la riforma (come dice Lei a regime) prevede un accentramento di tutti i medici di base del territorio in quella struttura.
    Solo per precisazione … io non accetto un OSPEDALE come quello che abbiamo in questo momento a Gemona ma come precisa anche Lei…le scelte fatte in tutti questi anni lo hanno decurtato e sminuito…ma ADESSO BASTA!!!
    Un ultima precisazione, visto che ha espresso i suoi dubbi, sa come si chiamerà il nuovo Pronto Soccorso a regime?
    PUNTO DI PRIMO INTERVENTO … curerà codici BIANCHI e VERDI e…….STOP !!!!

    IO VOGLIO L’OSPEDALE A GEMONA !!! Giulio Ragalzi

Rispondi a rizzi ennio Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *