Target: iggiovani.

 

Propongo una riflessione sulle passate e future elezioni. In campagna elettorale, come a Natale, sono tutti più buoni. Capita che gente che di solito non ti saluta per strada all’improvviso ti penda dalle labbra per sapere di cosa hai bisogno, organizzano incontri con gruppi d’iggiovani e vogliono sapere di che strutture hai bisogno. Parlo d’iggiovani perché è in questo target (qualcuno ricorda le magliette “sono anch’io un target” che giravano qualche guerra fa?) che vengo incassato, ma immagino che i Babbi Natali candidati passino allo stesso modo da chiunque possieda un certificato elettorale, non a portare regali, ma a prometterne in cambio di voti. Io invidio sinceramente chi vive il periodo elettorale con serena ironia, ma francamente, avendo il vizio di prendere le cose sul serio, non vedo l’ora che tutto ciò finisca e che chi non si è mai interessato a me riprenda a farlo con la sua solita competenza. Ma questa non è una banale invettiva contro la “sporca politica” perché io credo che tutto ciò sia normale e, a modo suo, giusto. Io mi rivolgo a quanti con assoluta bontà e candida buona fede credono che si possa migliorare il nostro stato grazie al meccanismo democratico di elezione e delega.

Soprattutto dalla sinistra, l’ultima amministrazione comunale di Gemona è stata definita antidemocratica, autoritaria, pronta a sbeffeggiare le opposizioni e trasgredire i regolamenti del consiglio comunale. Ma, non so se l’avete notato, tali accuse non sono rivolte eccezionalmente ad una singola amministrazione locale, ma sono le stesse che vengono rivolte al Presidentissimo Berluscone ed alla sua Junta loggista, e sono le stesse che si possono rivolgere al governo USA, la più grande democrazia del mondo, o alla Gran Bretagna, dove è il partito dei lavoratori che porta il paese in guerra falsificando prove e negando torture.

Tutto ciò è una novità? No. Il passato fornisce vari esempi in cui gli stati democratici si sono rivelati incapaci di fornire i giusti anticorpi all’instaurarsi di dittature. È stata la cieca fiducia nella legalità e nello stato di diritto a permettere ad Hitler e Mussolini di salire al potere pressoché indisturbati (ridendosela tanto dell’Aventino quanto del pacifismo socialista). Il tanto decantato Allende negò quanto più poté l’esistenza di una trama golpista in Cile e rifiutò di consegnare le armi alle organizzazioni sindacali sostenendo che l’esercito cileno è sempre stato repubblicano…. In Italia la democrazia non ci ha protetto da Gladio, non ci ha protetto dalle bombe dei servi segreti “deviati” e non ci ha ancora detto chi caspita ha abbattuto il DC9. E via dicendo.

Anche ammettendo che la costituzione italiana non sia veramente il frutto degli accordi tra i vari imperialismi vincitori dell’ultima guerra mondiale, sarebbe ora di comprendere che varie generazioni di assoluta bontà e candida buona fede hanno fallito nel loro intento di creare un’effettiva e cosciente democrazia partecipativa. Bisogna prendere atto che la democrazia indiretta, fondata sulla delega tramite elezioni, si presta all’ascesa di ciarlatani incapaci ma proprietari di televisioni e umilia gli sforzi dei competenti e onesti anche e sopratutto quando questi si trovano a candidare gente come Rutelli “perché bisogna battere le destre”.

Vedete, credo che esista una legge che vieta di fare propaganda astensionista e chi mi conosce sa che io rispetto tanto tanto la legge, ma voglio solo ricordarvi che chi vota decide di partecipare ad un meccanismo che produce schifezze come le recenti leggi sull’immigrazione, la partecipazione italiana all’occupazione dell’Iraq e via dicendo. E chi partecipa è corresponsabile e l’innocenza che viene dalla buona fede, lasciamola ai bambini, perché chi partecipa alle elezioni pone le basi per la legge Bossi-Fini, la legittima, ne è responsabile. Lo stato non siamo tutti noi: lo stato è chi va a votare e se lo stato fallisce nei banali propositi di stabilire una legge uguale per tutti, o bandire la guerra -insomma di annullare il fascismo-, significa che chi va a votare ne è responsabile tanto quanto un medico che cura l’anemia con un salasso è responsabile della morte del paziente! È inutile lamentarsi che la gente è ignorante e non vi capisce, o che gl’iggiovani rifiutano la politica: prendiamo atto che è il meccanismo stesso che genera distacco tra le istituzioni e il popolo che pretende di rappresentare e questo distacco, penso siamo tutti d’accordo, è la malattia. Capito questo si può iniziare a ragionare su un nuovo modo di fare politica, fino ad allora, accettate almeno il fatto che lo stato siete voi, Berluscone è il vostro presidente, Bossi è il vostro ministro, Nassirya è la vostra strage. Perché la delega è il vostro metodo.

Perché sia chiara una cosa. Non voglio essere confuso con quanti rinunciano da qualunquisti alla propria sfera politica “perché tanto non cambia niente”. Anzi: io tengo talmente alla mia libertà politica, intesa come libertà di relazionarmi e agire con gli altri come ritengo giusto, e sono così persuaso che anche un piccolo cambiamento in meglio sia un cambiamento in meglio, che mi rifiuto di delegare la mia sfera politica a chiunque pretenda di esercitarla al posto mio e ritengo un irresponsabile chi lo fa. E ci tengo così tanto che non esercito tale libertà nei soli tre-quattro mesi precedenti alle elezioni. E, per quanta riguarda gl’Iggiovani, smettete di trattarci da target commerciale, siamo persone e non certificati elettorali, non basta birra gratis e un po’ di musica per tirarci dalla vostra. Sappiamo fare entrambe le cose da soli.

Ringrazio P&M per lo spazio e chiunque vorrà rispondermi.

Igor Londero (un iggiovane di mezza età)

[i.lon@libero.it]

 

Nota della redazione di P&M

Nel pubblicare questa lunga lettera, certamente stimolante pur se altrettanto certamente lontana, almeno nelle conclusioni, dal pensiero di questa redazione, ci auguriamo che spinga altri lettori a riprendere i temi sollevati. I problemi che la lettera pone sono infatti reali: i limiti della democrazia elettiva, le dittature nate da libere elezioni, i rischi della delega passiva. C’è poi il rischio, raccontato in molti libri e film ma ormai sempre più reale, che il crescente potere condizionante dei media renda l’elettore sempre meno libero e porti al potere chi controlla l’informazione (Berlusconi oggi è un anomalia, domani potrebbe essere la regola), svuotando la democrazia, pur salvandone i riti. Citare la celebre battuta di Churchill (peraltro non proprio un profondo democratico) “la Democrazia è il peggiore dei sistemi politici, eccettuati tutti gli altri”, è forse scontato, ma la domanda che ne era alla base (e che la lettera riprende) resta tutt’ora in attesa di risposta: esistono, al di là dell’utopia, modelli diversi e migliori rispetto a quello, pur ricco di ombre, della democrazia elettiva? E rifiutare di partecipare al “gioco delle elezioni” allarga o riduce gli spazi della democrazia? Rilanciamo le possibili risposte ai nostri lettori.

[pubblicati sul n. 49 di P&M]

 

Politica e democrazia

Caro Igor,
abbiamo colto l'occasione per rispondere al tuo articolo apparso su Pense e Maravee n 49 del luglio scorso, dove proponevi un'interessante riflessione sul tema delle elezioni e sul problema del rapporto tra partecipazione e democrazia.
In realtà, speriamo perdonerai la nostra franchezza, più che di uno spunto per una riflessione , ti sei lanciato in un attacco a tutto campo nei confronti di un sistema nel quale sostieni di non riconoscerti.
Andiamo con ordine. Cominciamo dalla polemica, che peraltro riteniamo di poter condividere seppur in parte, circa le amicizie interessate che si rivelano solamente durante il periodo delle elezioni. E' vero, fanno parte di una logica che può irritare, ma non siamo affatto d'accordo sulla tua proposta di cambiare il sistema sovvertendolo. Ci hanno provato con la rivoluzione d'ottobre e il risultato è stata l'instaurazione di un nuovo totalitarismo basato sul terrore staliniano prima e su quello brezneviano poi (parentesi a parte costituita da Krusciev). Noi apparteniamo proprio a coloro i quali con "assoluta bontà e candida buona fede" vorrebbero poterci provare. Perché non tentare? Capisco il tuo smarrimento,  di fronte ad una politica che non è più tale ma che risulta asservita agli interessi particolaristici di alcuni gruppi, ma non possiamo condividere un progetto che rispolvera alcune teorie del tutto simili ai regimi che tu stesso citi (tra cui il Nazi-fascismo) e che strizza l'occhio a pericolose tendenze anarcoidi.
Sostieni che lo Stato di diritto (con la S maiuscola , come la nostra - che poi è anche tua - Costituzione Italiana), ha fallito? Parli di cieca fiducia nella legalità di tale sistema perché ha permesso a Hitler o Mussolini (ma anche a Stalin e Pol Pot non dimenticarlo ) di salire al potere? E' vero, il sistema della Democrazia indiretta basata sulla delega a portato anche a questo, e nessuno può negarlo. Tu cosa proponi? Il ritorno allo stato (questo sì con la s minuscola)  di natura alla Rosseau o all'Homo omini lupus di Hobbesiana memoria? Sei davvero convinto che questa possa essere la panacea di tutti i mali? Ritieni che in questo modo la coscienza di ognuno potrebbe esprimersi liberamente? Oppure sei convinto che l'esperienza terzomondista su scala tribale possa risultare decisiva
? L'assenza di un vero Stato di diritto, nonostante la facciata presente in molte costruzioni politiche africane, non ha impedito massacri su scala tribale Tutsi e Hutu in Ruanda, Yoruba e Ibo in Nigeria e via dicendo).
Guarda all'Africa e capirai. Non si tratta esclusivamente del vecchio discorso "buonista" basato sul mito del "buon selvaggio", vale a dire l'assioma del "bianco cattivo" ,  contrapposto al " povero nero innocente ed impotente" tanto caro ad una certa storiografia moderna..Ti possiamo assicurare che abbiamo potuto ascoltare testimonianze autorevoli che vanno in senso del tutto contrario, e non certo da bianchi.
Veniamo poi a uno dei punti sui quali, e perdonami nuovamente se te lo faccio notare, non possiamo assolutamente essere d'accordo con te: definisci arroccandoti dietro ad un "ammettiamo"  che la Costituzione della Repubblica Italiana non sia il frutto dei vari imperialismi vincitori dell'ultimo conflitto mondiale. Una bestialità storica , perdonaci di nuovo, senza precedenti. Leggila attentamente quella benedetta Carta, che costituisce il fondamento del nostro vivere sociale, certo magari non perfetta, ma senz'altro migliorabile. Pensa a quella libertà di opinione e di stampa che ti viene oggi garantita e senza la quale non potresti nemmeno ipotizzare di trasmettere le tue idee. Non disprezzare con "quegli imperialismi" il sacrificio di tanti grazie ai quali ora puoi permetterti di lanciare invettive contro tutto e contro tutti.  E poi crediamo che le generazioni del dopoguerra abbiamo fatto veramente molto per questo nostro Paese, compresa la tanta vituperata Democrazia Cristiana e quella Prima Repubblica sulla quale abbiamo tanto sputato all'indomani di Tangentopoli, ma grazie alla quale eravamo un tempo la quinta potenza mondiale, mentre ora parliamo in maniera del tutto incosciente di "delocalizzazione" e ci piangiamo addosso guardando alla Cina. FIAT , CIRIO, PARMALAT erano i nostri fiori all'occhiello e la speranza di intere generazioni. Ora sono allo stremo. Prima del '92 l'Italia ricopriva un ruolo di primo piano nel panorama internazionale grazie "a quelle generazioni di candida buona fede e assoluta bontà " su cui forse si sfoga il tuo sarcasmo. Il fallimento è ora, non prima.
Se parliamo poi nuovamente di Politica internazionale, argomento sul quale tutti hanno qualcosa da dire , ma su cui le idee sono quasi sempre troppo confuse, la tua posizione mi lascia ancora più perplesso. Sostieni che l'Iraq è stato occupato e che la legge sull'immigrazione è una schifezza. Noi non ci permettiamo di sostenere che "Nassirya è la vostra strage". Tu con quel "vostra" insulti la memoria di quei venti uomini per i quali quella missione rappresentava un ideale in cui credere e per il quale hanno dato la vita. Meriterebbero se non altro più rispetto. La nostra Costituzione bandisce la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e come ogni strumento non sempre é perfetto, ed è vero. Ma talvolta quanto doloroso può essere un sì. Nel 1997, secondo alcuni "falsi pacifisti" manovrati dai soliti noti, la NATO non avrebbe dovuto intervenire in Bosnia per porre fine ad uno dei massacri etnici più cruenti di tutta la storia europea. Eppure ricordo di aver assistito alle solite , sterili disquisizioni di carattere giuridico da parte di certi settori della politica che chiamavano in causa organismi internazionali (in primis l'ONU) dei quali conoscevano appena il nome, ignorandone gli inefficaci sistemi di funzionamento purtroppo. E intanto si continuava a morire. La nostra domanda è questa: il tuo pacifismo avrebbe salvato le popolazioni musulmane dai massacri? Non lo crediamo; pensiamo invece lo abbiano fatto le bombe della Nato, come lo hanno fatto quelle anglo - americane nel '45. Noi personalmente siamo orgogliosi del nostro Paese e di come abbia risposto "presente" in quel dolorosissimo frangente. L'Italia ha dimostrato di aver compreso gli errori del suo passato e di voler definitivamente cambiare pagina.
"Iggiovani" rifiutano la politica ma non ci dicono come vogliono cambiarla. Le tute nere, i manganelli , le violenze? Non crediamo sia possa essere così , altrimenti non sosterresti che tieni alla tua libertà politica e apprezzo il fatto che tu sostenga di non fare parte dei qualunquisti che rinunciano all'azione perché tanto "non cambia niente". Dimostralo dunque, scendi nell' "Arena" e combatti la tua battaglia. Non distruggere però quanto ti sta attorno nel nome di progetti fumosi che non rendono giustizia a quanto pensi. Contrasta il sistema dall'interno e trasmetti le tue idee.
Lascia da parte i facinorosi come pure certi pruriti falsamente rivoluzionari" che strizzano l'occhio ad altre ideologie altrettanto pericolose (non parli mai di Comunismo, eppure di danni gli ha fatti - Cecoslovacchia, Ungheria, Romania,Afghanistan, Corea del Nord, Cambogia, Angola per citare solo alcuni esempi).
Sono certo che saprai sfruttare quest'occasione per avviare un dialogo anche con noi, e ti ringrazio qualora volessi replicare a questa nostra.

andrearigazio@libero.it, ivo74@freemail.it, danieliluca@virgilio.it
Andrea Rigazio, Ivo Barnaba, Andrea Copetti, Luca Danieli

[pubblicata, salvo alcuni stralci, sul n. 51 di P&M]

 

Elezioni, partecipazione e democrazia

Altri punti di vista rispetto a “iggiovani”

Colgo l’invito della redazione per rispondere alla lettera di Igor Londero, pubblicata su Pense & Maravee N.49 e ai due quesiti che la stessa redazione pone a conclusione dell’articolo.

Viene chiesto se l’astensione al voto riduce o meno gli spazi della democrazia e se esistono dei modelli diversi o migliori rispetto al sistema attuale di elezioni democratiche.

E’ vero, troppe volte i cittadini si recano alle urne con la illusione che il loro voto possa contribuire ad un miglioramento della società, troppe volte vengono smentiti.

Da sognatore, credo che basterebbe veramente poco per migliorare le cose, se solo cominciassimo a ragionare in termini di ciò che è giusto e non di ciò che conviene.

Il problema deriva dalla natura dell’uomo, dal bisogno di affermare  il proprio ego a discapito dei propri simili, ed uno degli strumenti migliori per farlo è il potere, politico o economico che sia.

Se gli uomini non fossero dominati dall’egoismo non sarebbe necessario recarsi alle urne a votare: saremmo talmente evoluti da non aver bisogno di regole imposte dall’alto.

Ma dal momento che l’umanità è ancora ben distante dal raggiungere tali obbiettivi, altro non rimane che regolamentarci attraverso delle leggi, cercando di renderle il più democratiche possibili.

Stare fuori dai giochi sicuramente evita la responsabilità di far parte di un sistema che non è ancora in grado di garantire a tutti una vita dignitosa, ma al contempo comporta la rinuncia a dare indicazioni correttive per cercare in qualche modo di migliorare lo stato delle cose.

Non essendo un politico di mestiere, tendo sempre a osservare le varie situazioni da un punto di vista molto pratico, attraverso l’esperienza acquisita attraverso l’attività sindacale.

Quando parlo del mondo del lavoro penso subito alla Legge 30, a tutto ciò che ne consegue: precarizzazione, impoverimento, umiliazione e perdita della propria dignità. La sinistra e le Organizzazioni Sindacali hanno purtroppo molte responsabilità, non sono state capaci di arginare questo attacco ai diritti dei lavoratori  mettendo almeno qualche paletto (la battaglia per l’art.18 poteva esser l’inizio). Ma nonostante questo rimango convinto che criticare dall’esterno non serve a nulla se non si ha la possibilità di incidere sulla realtà.

La stessa cosa vale per le lotte politiche che ci stanno a cuore. Possiamo manifestare nelle piazze contro l’occupazione militare del nostro territorio: sicuramente è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma se vogliamo che i nostri figli non siano privati per 172 giorni all’anno della libertà di camminare tra sella S.Agnese e Ledis, dobbiamo impegnarci anche nell’aula consigliare.

Chi si illude che le cose cambino senza modificare le regole del gioco si sbaglia. E per cambiare le regole devi stare al gioco, sporcarti le mani, per dirla in termine sindacalese.

Ho sempre rispettato le opinioni diverse, ognuno è libero di aderire o meno alla lotta. Ciò che non accetto da parte di chi sta fuori è che venga imputata la perdita a coloro che hanno combattuto.

L’astensione al voto dà maggior potere a chi già lo detiene, chiunque sia, riducendo la possibilità di pluralismo e conseguentemente gli spazi della democrazia. 

Pense & Maravee si chiedeva se vi siano modelli politici migliori rispetto al nostro.

Certamente le “picconate” che a Roma stanno dando alla nostra Costituzione non aiutano a migliorare la situazione: di questo passo sarà imbarazzante affermare che viviamo in uno stato democratico.

Penso che un sistema proporzionale dia maggiori garanzie di espressione delle proprie idee, in particolar modo alle minoranze, rispetto ad un maggioritario. L’elezione diretta del Premier, quando nel sistema bipolare uno dei due detiene il potere mediatico è a dir poco allucinante.

Se ci alziamo dal suolo, e voliamo a cavallo dell’utopia, penso ad un sistema dove non vi sia la possibilità di ricoprire un ruolo politico (e sindacale) per più mandati e che gli eletti ogni sei mesi debbano rendere conto del loro operato agli elettori o ad organismi di controllo.

Questo consentirebbe un ricambio continuo, riavvicinando da un lato il politico al cittadino, evitando così che il dirigente perda, come purtroppo avviene, il contatto con la realtà e, dall’altro, apporterebbe linfa vitale, nuove idee provenienti dalla base.

E’ necessario dare maggiore partecipazione ai cittadini a partire dalle Amministrazioni Comunali, coinvolgendoli ad esempio attraverso assemblee di borgata, in modo che tutti possano esprimere la loro opinione su tematiche importanti, quali la tutela dell’ambiente, lo sviluppo del territorio, la gestione delle finanze.

Un primo esempio di modello nuovo di democrazia a Gemona potrebbe essere una consultazione dei cittadini in merito al poligono di tiro dei Rivoli Bianchi e la pubblicazione di un giornale da parte del Consiglio Comunale (maggioranza ed opposizioni), per informare i cittadini di quanto avviene nelle sedute consiliari.

Sarebbe già un buon inizio, dimostrerebbe rispetto nei confronti di tutti i cittadini, eviterebbe quella sgradevole impressione di sentirsi importanti solo in quanto possessori di un certificato nel periodo pre-elettorale. E chissà che anche il buon Igor, sentendosi maggiormente considerato per questi cinque anni, alla prossima tornata elettorale non entri nei seggi!

Casani Moreno

[pubblicata, salvo alcuni stralci, sul n. 51 di P&M]